Omelia del Card. Mario Grech in occasione della Festa nazionale della Rep. di Croazia

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Omelia del Card. Mario Grech, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi

durante la Celebrazione Eucaristica in occasione della Festa Nazionale della Rep. di Croazia

e del Progetto Iter Europaeum per celebrare il 50 Anniversario dei Rapporti Diplomatici

tra l'Unione Europea e la Santa Sede.

San Girolamo dei Croati (Roma) 30 maggio 2021

 

"I discepoli hanno rispettato l’appuntamento dato loro da Gesù di incontrarsi sul monte di Galilea. Ma mi colpisce il fatto che nonostante si siano prostrati, segno di riverenza, quando hanno visto il Signore “essi dubitarono”.

Chi sa per quali motivi i discepoli nutrivano questi dubbi… Certamente loro, che avevano sentito parecchie volte Gesù dichiarare il suo amore per loro –che «li amò sino alla fine» (Gv 13,1) –, facevano fatica ad accettare il fatto che egli stava per lasciarli da soli proprio nel momento in cui stavano per intraprendere un nuovo cammino. Avevano paura che da soli non avrebbero potuto farcela sia perché la strada era difficile, sia perché erano consapevoli dei propri limiti. In quel momento così delicato per loro personalmente e anche per la stessa prima comunità ecclesiale, i discepoli si accorsero che dopo l’ascensione al cielo del Signore, loro si sarebbero trovati da soli, “abbandonati” da Gesù ed esclusi dalla società. Questa situazione di isolamento psicologico, sociale, religioso e spirituale era decisamente straziante per i discepoli.

E lo è anche per noi oggi. Infatti la solitudine è una triste malattia della vita moderna. Una recente relazione della Commissione Europea sull’impatto dei cambiamenti demografici evidenzia che le persone vivono sempre più da sole e che il problema è più acuto nelle città: 40% a Milano, 50% a Parigi e 60% a Stoccolma. In tutta l’Europa circa 30 milioni di adulti ammettono di sentirsi soli! E la pandemia ha indubbiamente aggravato la situazione.

Non stiamo parlando solo della solitudine “affettiva” conseguenza del fatto che le reti familiari e parentali sono in rapido declino, neppure solo dell’isolamento sociale che colpisce anziani e giovani, ma anche della solitudine di natura economica e politica, sperimentata in modo particolare dai poveri e da quelli che non hanno lavoro o lavorano in condizioni inumane. Ci sono persone che vengono isolate a causa del razzismo o dell’orientamento sessuale. Soffrono dell’isolamento sociale i migranti non accolti. Altri si trovano lasciati da soli anche per motivi religiosi. Il danno della solitudine se diventa enorme, sarà difficile da sostenere.

La solitudine è una sconfitta della condizione umana di cui si accorse anche il Buon Dio che, dopo aver creato Adamo, disse che “non è bene che l’uomo sia solo” (Gen 2,18). Come sottolinea il filosofo Francese Gabriel Marcel nell’Eden, in una prospettiva religiosa e biblica, nacque l’intersoggettività che è costitutiva dell’Io, il quale ritrova se stesso solo in rapporto con un altro ente. Per Marcel, l’intersoggettività è “il nesso per il quale un dato fatto mi parli”.

Attento alle paure e alle incertezze dei discepoli, Gesù cerca di rassicurarli che non li lascerà mai soli: “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Dio sarà con noi tutti i giorni della vita. Il nostro Dio non è un Dio assente, lontanissimo nel cielo; è un Dio appassionato dell’uomo, così teneramente amante da essere incapace di separarsi da lui.

È molto importante che l’uomo abbia questa certezza che Dio non ci abbandona. Questo vuol dire che nel suo cammino nel mondo, l’uomo non è mai solo: non ci sarà giorno, nella nostra vita, in cui cesseremo di essere una preoccupazione per il cuore di Dio. Ma nella vita Dio si fa accompagnatore dell’uomo tramite l’altro, tramite un’altra persona. La certezza che Dio non ci lascia affondare nella solitudine è da interpretare così: Dio ha bisogno di noi, uomini e donne, ha bisogno che noi consideriamo l’altro come nostro fratello. Per avvicinarsi all’uomo, Dio si è fatto fratello di tutti. Così ci ha dato l’esempio ed il comandamento: l’io e l’altro, che si trovano l’uno dinanzi all’altro, diventano fratelli. Come spiega Papa Francesco: “Si può rifare una comunità a partire da uomini e donne che fanno propria la fragilità degli altri, che non lasciano edificare una società di esclusione, ma si fanno prossimi e rialzano e riabilitano l’uomo caduto, perché il bene sia comune. […] Vivere indifferenti davanti al dolore non è una scelta possibile; non possiamo lasciare che qualcuno rimanga ‘ai margini della vita’” (Fratelli tutti, 67-68).

La fratellanza e la solidarietà sono antidoti alla solitudine! Come ebbe a precisare un contemporaneo politico europeo “la grundnorm dell’Europa – il suo fondamento – è la solidarietà. L’ipotetica ‘legge delle leggi’, sulla quale i padri fondatori posarono la prima pietra, è proprio il principio di solidarietà economica e sociale” (Antonio Tajani, Crisi economica e «antagonismi» nazionali. È la solidarietà il fondamento dell’Europa, in www.avvenire.it, 13 settembre 2011).

Mentre oggi, in occasione della Festa nazionale della Repubblica di Croazia, stiamo ringraziando il Signore per i 50 anni di collaborazione tra la Santa Sede e le istituzioni europee, cerchiamo di impegnarci a sostenere l’Unione Europea nel riscoprire una “antropologia della koinonia”, della comunione tra gli uomini.

La solidarietà che ha indubbiamente ispirato e animato i padri fondatori dell’Europa moderna, a partire da Robert Schuman, è anche la strada che quotidianamente ci porta alla fraternità.

Una società fraterna, dove possiamo sperimentare un “noi” sempre più grande, offre le garanzie che nessuna persona, nessun popolo e nessuna nazione soffrano il peso della solitudine!

Card. Mario Grech

Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi