Omelia del Card. Mario Grech nella Cattedrale di Arezzo

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catedrale di arezzo Foto: Stefano Guerrini

Omelia del Em.mo Sig. Card. Mario Grech

Cattedrale di Arezzo

4 luglio 2021

Nel Vangelo che abbiamo proclamato, Marco né specifica il brano proclamato della Torah e quello dei profeti né il contenuto del commento che ha fatto Gesù nella sinagoga. L’Evangelista riporta solamente la reazione di quelli che erano presenti dopo aver ascoltato il Signore. In altre parole, la loro resistenza alla Parola di Gesù era la conseguenza naturale di quello che loro avevano percepito udendo. Gesù ha cercato di mettersi in dialogo con loro ma l’atteggiamento negativo degli interlocutori conferma che qualcosa aveva bloccato la comunicazione. La gente aveva sentito il rumore delle parole ma non era disposta ad accoglierne il senso, non ascoltava veramente e per questo motivo la comunità ha perso l’opportunità di accogliere la visita del Signore, tanto che Gesù passò per altri villaggi. Perché l’ascolto non è un semplice “udire” superficiale, ma è l’ascolto fatto di attenzione, di accoglienza, di disponibilità verso Dio.

Perché la comunità che frequentava la sinagoga di Nazaret era sorda nei confronti di Gesù? Perché aveva la pretesa di conoscerlo, lo inquadrava nei propri schemi religiosi e nelle proprie formule dogmatiche! Non l’hanno accolto perché avevano un concetto diverso di Dio. Non era per niente facile per loro accettare che un falegname potesse parlare da profeta. La loro fedeltà alle tradizioni li aveva resi sordi nei confronti del nuovo, predicato da Gesù!

Questo può succedere anche a noi oggi, sia individualmente sia anche in quanto comunità ecclesiale! Nella comunità riunita nella sinagoga di Nazaret potremmo intravedere la nostra Chiesa nella quale si vive una fede incredula perché non si accoglie la Parola di Dio. Anche oggi il Signore vuole comunicarci la Sua Parola come ha fatto nella sinagoga di Nazaret, ma malgrado la Sua Parola suoni nelle nostre orecchie, non passa nel nostro cuore. Molte volte le nostre pretese religiose ci fanno chiudere le orecchie all’inedito di Dio!

Dobbiamo riconoscerci anche noi in coloro che oppongono resistenza alla Parola di Dio e non ne apprezzano il valore per la propria vita. Essa invece, se è accolta nel cuore, fa miracoli. Si può crescere nella fede solo se, dando il giusto posto alla Parola di Dio, si ricerca la Sua sapienza, si desidera conoscerlo sempre più intimamente per amarlo e servirlo con gratitudine e semplicità di cuore.

Sono molti i “luoghi” dell’ascolto nei quali la comunità dei credenti può nutrirsi della Parola che salva. Il luogo principale è la liturgia, scuola della Parola. Un altro ambito di ascolto è la preghiera personale e comunitaria dei credenti, i quali nel silenzio recepiscono la voce del Signore e si arricchiscono di quanto essa comunica. La Chiesa, poi, si pone in ascolto di Dio cercando di scrutare nella storia quelli che i Padri chiamavano “i semi del Verbo”, che lo Spirito Santo sparge nei solchi del mondo. Perché il nostro Dio è presente nella storia e si comunica anche tramite le vicende esistenziali dell’uomo, di ogni uomo, particolarmente dei più piccoli! Quando trascuriamo la Parola Rivelata possiamo perdere l’occasione di incontrare il Signore che ci passa accanto: ma altrettanto ci priviamo di quest’incontro se non ascoltiamo l’altro. L’altro è un luogo teologico nel quale il credente cerca gli appelli e la sollecitudine divina. Come insegna il Concilio Vaticano II, la Chiesa immersa nelle vicende umane, deve cercare «di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio» (GS, 11). Purtroppo, come è accaduto alla gente di Nazaret, non è facile convincersi che dall’altro che ci è familiare, da colui che conosciamo, possa scaturire per noi una parola veramente di Dio. Non abbiamo molta fiducia nell’altro, in particolare se lo conosciamo da vicino.

Con il Sinodo che avete celebrato, la comunità ecclesiale aretina ha assunto questo atteggiamento di ascolto: ascolto dello Spirito che ha posto la sua dimora nei battezzati ma anche nei non battezzati. Perché, come dice il Santo Padre, il «Sinodo ha l’opportunità, il compito e il dovere di essere segno della Chiesa che si mette davvero in ascolto, che si lascia interpellare dalle istanze di coloro che incontra, che non ha sempre una risposta preconfezionata già pronta. Una Chiesa che non ascolta si mostra chiusa alla novità, chiusa alle sorprese di Dio, e non potrà risultare credibile» (Francesco, Discorso di apertura della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, 3 ottobre 2018).

Secondo la costituzione apostolica Episcopalis communio, con la quale papa Francesco indica le fasi che regolano la celebrazione delle assemblee del Sinodo dei Vescovi, la prima fase, che riguarda ogni Chiesa particolare, e vale anche per il Sinodo diocesano, consiste in quella «consultazione del Popolo di Dio» che permette di realizzare il dinamismo di ascolto che sta al fondamento del processo sinodale (cfr. EC, art. 6). D’altra parte, «una Chiesa sinodale è una Chiesa dell’ascolto, […] l’uno in ascolto degli altri; e tutti in ascolto dello Spirito Santo, lo “Spirito della verità” (Gv 14,17), per conoscere ciò che Egli “dice alle Chiese” (Ap 2,7)» (Francesco, Discorso per la Commemorazione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015).

Cari fratelli e sorelle che fra poco riceverete il mandato come membri del nuovo Consiglio Pastorale. Nel nome del Signore, vi raccomando di aiutare il vostro vescovo in questo processo di ascolto di Dio e del suo Spirito che continuamente parlano e agiscono nella storia. Un vescovo privo di questo ascolto attento non è un vero pastore. Infatti, «l’ascolto costituisce un momento qualificante del ministero dei pastori, e in primo luogo dei vescovi, che però spesso si trovano oberati da molti impegni e faticano a trovare un tempo adeguato per questo indispensabile servizio. […] Credere al valore teologico e pastorale dell’ascolto implica un ripensamento per rinnovare le forme con cui ordinariamente il ministero presbiterale si esprime e una verifica delle sue priorità» (Documento finale del Sinodo sui Giovani, 9).  L’ascolto non è solo una raccolta di informazioni, né una strategia per raggiungere un obiettivo, ma è la forma in cui Dio stesso si rapporta al suo popolo. Dio infatti vede la miseria del suo popolo e ne ascolta il lamento, si lascia toccare nell’intimo e scende per liberarlo (cfr. Es 3,7-8). La Chiesa quindi, attraverso l’ascolto, entra nel movimento di Dio che, nel Figlio, viene incontro a ogni essere umano (cfr. Documento finale del Sinodo sui Giovani, 6).

Maria, la donna dell’ascolto orante, vi proteggerà in questo cammino sinodale e implora per voi il dono del discernimento per poter cogliere la voce dello Spirito Santo.