S.E. Mons. Fabene: "Il cammino di preparazione verso il Sinodo"

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Riportiamo di seguito la relazione del Sotto - Segretario del Sinodo dei Vescovi pronunciata giovedì 7 marzo 2019 nel Seminario "Nuovi cammini per una Chiesa dal volto amazzonico", promosso dall'Università Pontificia Salesiana

"Il cammino di preparazione verso il Sinodo"

1. Le tappe del cammino sinodale

La Costituzione Apostolica Episcopalis communio (15 settembre 2018), con cui Papa Francesco ha recentemente rinnovato la normativa sul Sinodo dei vescovi a oltre cinquant’anni dalla sua istituzione, distingue per ogni Assemblea tre tappe fondamentali: preparatoria, celebrativa e attuativa.

La fase preparatoria è quella della «consultazione» del Popolo di Dio nella molteplicità delle sue espressioni. I tre Sinodi celebrati durante il pontificato di Francesco (nel 2014, 2015 e 2018) sono stati tutti preceduti da un’ampia consultazione, che, per mezzo delle Conferenze Episcopali, ha chiesto ai Pastori di interpellare direttamente i loro fedeli, sia singolarmente che associati. Inoltre, tutti coloro che lo desideravano potevano far pervenire le loro proposte e osservazioni direttamente alla Segreteria Generale del Sinodo. Questo ha permesso di calare il Sinodo nel vivo delle realtà ecclesiali concrete.

La fase celebrativa è, invece, quella del «discernimento», affidato ai Padri sinodali riuniti in Assemblea cum Petro et sub Petro. Ai Vescovi riuniti in Sinodo si chiede di parlare con parresía e di ascoltare con umiltà, mettendosi alla ricerca di un consenso che non scaturisce da logiche umane, ma dal comune riconoscimento della volontà di Dio per la sua Chiesa.

La fase attuativa è, infine, quella della recezione. Essa ha il compito di favorire l’accoglienza delle conclusioni sinodali, approvate dal Santo Padre nei modi che egli avrà giudicato più convenienti, in tutte le comunità cristiane, promuovendo la loro “inculturazione” nei diversi contesti ecclesiali.

La prossima Assemblea per la Regione Panamazzonica, che si terrà dal 6 al 27 ottobre prossimi, è il primo Sinodo Speciale a essere celebrato dopo la promulgazione della Costituzione Apostolica di Papa Francesco. Benché i Sinodi Speciali fossero già previsti della precedente normativa sinodale – fino a oggi, ne sono celebrati ben dieci –, ora anch’essi dovranno strutturarsi secondo le modalità indicate dal Santo Padre, prevedendo anzitutto nella fase preparatoria il più ampio coinvolgimento del Popolo di Dio. Così facendo, l’intero processo sinodale viene a radicarsi nella cornice della sinodalità come dimensione caratteristica di tutta la Chiesa.

La Episcopalis communio precisa che il Sinodo si riunisce in Assemblea Speciale «se vengono trattate materie che riguardano maggiormente una o più aree geografiche determinate» (art. 1, § 3). Quest’affermazione lascia intendere che non può esistere un tema che, in senso stretto, riguardi soltanto un territorio, ad esclusione di tutti gli altri. Ciò sarebbe contrario alla natura stessa della Chiesa, come spiega San Paolo: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui» (1Cor 12,26).

2. L’Amazzonia come focus del cammino sinodale

Quanto detto vale anche nel caso dell’Amazzonia. Essa, con le sue particolari dinamiche e i suoi complessi problemi, è il focus del cammino sinodale, chiedendo a tutta la Chiesa di fermarsi per un momento a riflettere specificamente su quest’immenso territorio, suddiviso tra nove Stati e sette Conferenze Episcopali (Antille, Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Perù, Venezuela).  Vi abitano circa 34 milioni di persone, suddivisi tra le città e la selva, tra i quali ben tre milioni di indigeni.

Come afferma il Documento Preparatorio del Sinodo, pubblicato l’anno scorso, «l’Assemblea Speciale per la Regione Panamazzonica è chiamata a individuare nuovi cammini per far crescere il volto amazzonico della Chiesa e anche per rispondere alle situazioni di ingiustizia della regione, come il neocolonialismo delle industrie estrattive, i progetti infrastrutturali che danneggiano la biodiversità e l’imposizione di modelli culturali ed economici estranei alla vita dei popoli» (n. 12).

Dalla convocazione del Sinodo per la Panamazzonia, in ottobre del 2017, le Chiese particolari di quell’area hanno messo in moto un grande esercizio di ascolto del grido dei poveri e della terra, secondo l’espressione dell’Enciclica Laudato si’ (n. 49) per conoscere le sfide, le speranze, le proposte dei fedeli e riconoscere i nuovi cammini che Dio ci chiede per quel territorio.

Fin dall’inizio del cammino di preparazione la Segreteria Generale del Sinodo ha coinvolto la Rete Ecclesiale Panamazzonica, REPAM, un organismo nato nel settembre 2014 a Brasilia in occasione di un incontro fra vescovi, sacerdoti, missionari e missionarie di Congregazioni religiose che lavorano nella regione amazzonica, rappresentanti di alcune Caritas nazionali e laici appartenenti a varie strutture ecclesiali.

Tra il luglio 2018 e il febbraio 2018 la Repam, d’intesa con la Segreteria Generale del Sinodo, ha promosso e realizzato circa 260 eventi collegati in preparazione all’Assemblea Speciale, tra i quali quasi 70 Assemblee Territoriali, 25 Forum tematici e ben 170 tra incontri, seminari e riunioni di ogni tipo. Fino a oggi si stima una partecipazione totale di 87.000 persone a questi eventi, di cui 22.000 in quelli organizzati dalle diocesi e da altri organismi ecclesiali e 65.000 nei processi preparatori di consultazione.

Appare così evidente che il Popolo di Dio in Amazzonia è il primo interlocutore di questo Sinodo. In questa fase, i popoli originari stanno ricevendo un'attenzione e un affetto davvero particolari, nella consapevolezza che «ascoltare i popoli indigeni e tutte le comunità che vivono in Amazzonia, come primi interlocutori di questo Sinodo, è di vitale importanza» (Documento Preparatorio, Introduzione).

3. Il Seminario internazionale di febbraio

Attualmente stiamo ricevendo dalle Conferenze Episcopali amazzoniche e dalla REPAM le sintesi e le risposte al Questionario allegato al Documento Preparatorio pubblicato a giugno dell’anno scorso. Tra qualche settimana avremo già un gruppo di esperti al lavoro per la redazione dell’Instrumentum Laboris, il documento base per il dibattito assembleare.

La settimana scorsa, inoltre, la Segreteria Generale ha riunito in Vaticano circa 80 esperti per il Seminario ‘Verso il Sinodo per l’Amazzonia: dimensione regionale e universale’. Vi hanno partecipato antropologi, indigeni, agenti di pastorale, sacerdoti, religiosi, vescovi e cardinali: laici e una buona rappresentanza del clero amazzonico e non solo. Proprio per ampliare lo sguardo delle tematiche sinodali, come indicato nel titolo, abbiamo voluto invitare anche personalità di altri continenti, come Asia e Africa. Perché l’Assemblea Sinodale sarà sì, come ribadisce il Santo Padre, centrata sull’Amazzonia, sul suo territorio e sulle sue popolazioni, ma il tema del Sinodo si inserisce nella grande questione dell’Ecologia Integrale che riguarda tutti. Proprio l’Ecologia Integrale – come è noto – è il concetto centrale proposto dall’Enciclica Laudato si’, un concetto che intende favorire una presa di coscienza del mondo intero sul futuro dell’umanità e del pianeta.

Appare chiaro, in tal modo, che molte questioni oggetto del Sinodo Speciale, pur riguardando principalmente la regione amazzonica, interessano anche altre aree del pianeta. Si pensi, ad esempio, per gli aspetti ecologici, al bacino del Congo, ai boschi tropicali del Pacifico asiatico o al bacino acquifero Guaranì.

Nel Sinodo, pertanto, si intrecceranno la dimensione regionale e quella universale, offrendo alla Chiesa, a partire dalla specifica riflessione sulla Regione Panamazzonica, l’opportunità di confrontarsi sulla sua missione evangelizzatrice in questo particolare momento storico e sull’urgenza ecologica, che è oggi una questione cruciale per tutta l’umanità e che – come afferma ancora Papa Francesco nell’Enciclica Laudato si’ – va considerata parte integrante, e non accessoria, della fede e dell’agire morale del cristiano.

4. Nuovi cammini per l’ecologia integrale

Le problematiche emerse nel Seminario e già ampiamente descritte anche nel Documento Preparatorio sono moltissime, e sono state esposte con chiarezza e schiettezza dai partecipanti. Tra di essi emergono, come è noto, la distruzione delle foreste, l’impatto dei megaprogetti, delle ferrovie e delle miniere che estraggono le ricchezze e le sottraggono agli abitanti, lasciando inquinati i loro fiumi… quelle acque che rappresentano per gli indios molto più di quanto possiamo immaginare. “La vita dirige il fiume” e “il fiume dirige la vita”, sono soliti affermare.

I popoli dell’Amazzonia, infatti, hanno avuto sempre un rapporto di interdipendenza con le risorse idriche. I contadini e le famiglie utilizzano le risorse delle terre inondabili affidandosi al movimento ciclico dei loro fiumi – inondazioni, riflussi e periodi di siccità. “La loro relazione con le terre e con l’acqua costituisce la base fisica, culturale e spirituale della loro esistenza. E questa relazione con la Madre Terra li obbliga a conservare l’acqua dolce e i mari per la stessa sopravvivenza delle generazioni del presente e del futuro”, afferma la Dichiarazione di Kyoto dei popoli indigeni sull’acqua, sottoscritta nel 2003.

La foresta amazzonica è un grande equilibrio dinamico, in cui tutto viene utilizzato e continuamente riciclato. Funziona come un grande filtro che assorbe l'anidride carbonica, il principale gas serra, che è uno dei fattori responsabili del riscaldamento globale e del cambiamento climatico.

Nel citato Seminario abbiamo sperimentato ciò che sta veramente a cuore dei popoli amazzonici e quanto essi possono sollecitare una riflessione di tutto il pianeta su una questione vitale per la stessa umanità. Il cammino sinodale sta richiamando l'attenzione su un bioma che per decenni è stato sfruttato e devastato, insieme ai popoli che vi abitano, che sono i veri difensori del territorio. Solo costoro sono in grado di preservarlo, utilizzando le risorse in modo sostenibile, estraendo dalla terra e dalle acque solo quello che serve, senza sprechi e ignorando scopi di lucro. Non hanno bisogno di nuovi modelli economici e sociali, ma di un modello alternativo al predatorio in voga nell'economia di oggi; un modello che consideri l'ambiente come un bene collettivo, che difenda il lavoro e le popolazioni indigene, che salvaguardi il ruolo dei movimenti sociali e delle organizzazioni della società civile.

Come già affermava il Papa nell'esortazione apostolica Evangelli Gaudium: "Questa economia uccide". Oggi, l'economia di mercato sta modificando radicalmente il tessuto umano e culturale, producendo ingiustizie sociali, generando povertà e miseria; e ingiustizie ecologiche, decimando beni e servizi naturali, molti dei quali non rinnovabili.

5. Nuovi cammini per la missione ecclesiale

La dimensione ecologica è strettamente connessa all’altro aspetto del tema sinodale, che riguarda i nuovi cammini ecclesiali per l’Amazzonia. Chiesa ed ecologia sono inseparabili, in quanto la cura della creazione è parte integrante della fede cristiana, come la Laudato si’ afferma richiamandosi ai racconti della Genesi, al ministero di Gesù Cristo e ai Simboli della fede.  Per questo, si è potuto unire i due aspetti nel tema del Sinodo. È la fede stessa in Dio Creatore e Signore del cielo e della terra a spingere la Chiesa a farsi voce dei popoli indigeni, che da sempre insistono perché essa sia più presente e incisiva sul territorio, valorizzando la loro cultura e identità.

In questo senso si parla, nel Documento Preparatorio, di volto amazzonico della Chiesa, volendo con ciò intendere che la missione ecclesiale deve inculturarsi, integrando il concetto di “buon vivere” e la saggezza ancestrale di quei popoli, nei quali si trovano sicuramente aspetti evangelici, secondo l’antichissima dottrina dei semina Verbi.

Il testo afferma che «per i popoli indigeni dell’Amazzonia, il “buon vivere” esiste quando si vive in comunione con gli altri, con il mondo, con gli esseri circostanti e con il Creatore. I popoli indigeni, infatti, vivono all’interno della casa che Dio stesso ha creato e ha dato loro in dono: la Terra. Le loro diverse spiritualità e credenze li portano a vivere una comunione con la terra, l’acqua, gli alberi, gli animali, con il giorno e con la notte. […] Gli indigeni amazzonici cristiani comprendono la proposta del “buon vivere” come vita piena nel segno della collaborazione all’edificazione del Regno di Dio. Questo buon vivere potrà essere raggiunto solo quando si realizzerà il progetto comunitario in difesa della vita, del mondo e di tutti gli esseri viventi» (n. 6).

In quest’orizzonte sinodale trova una speciale applicazione quanto già Papa Francesco ha scritto nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, al n. 118: «Non possiamo pretendere che tutti i popoli di tutti i continenti, nell’esprimere la fede cristiana, imitino le modalità adottate dai popoli europei in un determinato momento della storia, perché la fede non può chiudersi dentro i confini della comprensione e dell’espressione di una cultura particolare. È indiscutibile che una sola cultura non esaurisce il mistero della redenzione di Cristo». «Da qui – prosegue ancora il Santo Padre – [deriva] l’importanza dell’evangelizzazione intesa come inculturazione. Ciascuna porzione del Popolo di Dio, traducendo nella propria vita il dono di Dio secondo il proprio genio, offre testimonianza alla fede ricevuta e la arricchisce con nuove espressioni che sono eloquenti» (n. 122).

Il Sinodo, alla luce del magistero del Papa, è chiamato a un rinnovato Annuncio di Gesù Cristo in Amazzonia, riaccendendo la passione missionaria e ravvivando la certezza e la gioia della chiamata di Dio per la missione. In questo senso si deve riscoprire la dimensione biblico-teologica, sociale ed ecologica del messaggio evangelico. Perché ciò possa avvenire, si richiede alla Chiesa di attuare quella conversione pastorale – incarnata, inculturata e interculturale – a cui il Papa ha chiamato tutto il Popolo di Dio fin dall’inizio del suo pontificato.

Questo rinnovato Annuncio del Vangelo tocca anche la dimensione sacramentale, verso la quale i popoli amazzonici hanno una particolare sensibilità, dato che i sacramenti, essendo costituiti di elementi materiali, hanno una dimensione intrinsecamente ecologica. Essi, infatti, «sono un modo privilegiato in cui la natura viene assunta da Dio e trasformata in mediazione della vita soprannaturale. Attraverso il culto siamo invitati ad abbracciare il mondo su un piano diverso» (Ls 235).

Si constata, a questo proposito, la difficoltà delle comunità amazzoniche di ricevere i sacramenti, e in modo particolare l’Eucaristia, per la penuria di ministri ordinari. Le comunità di indigeni, pescatori, piccoli agricoltori, che vivono intorno ai fiumi (e che per questo vengono detti riberinhos), soffrono a causa dell’assenza quasi totale della Celebrazione eucaristica nella loro vita cristiana. Il loro culto domenicale, con rarissime eccezioni non è la Santa Messa, ma la liturgia della Parola, poiché non ci sono sacerdoti per celebrare l’Eucaristia. Come sappiamo e come il Concilio ci insegna, la Parola di Dio non è fine a se stessa ma dovrebbe culminare nell’Eucaristia. È quanto ci ricorda anche Papa Francesco nell’Evangelii gaudium. Non a caso, nel Seminario questo tema è stato sollevato dai partecipanti. Non esistono risposte semplici o scontate. Su ciò, con la luce e la forza dello Spirito Santo, si dovrà attentamente riflettere, unendo molta preghiera, saggezza, prudenza e capacità di osare.

Strettamente intrecciato è il tema della ministerialità, così da rendere presente la Chiesa nell’immensità del territorio e della sua varietà culturale. Come afferma ancora il Documento Preparatorio, è necessario «rilanciare l’opera delle Chiesa» nella regione, avanzando «proposte “coraggiose”, fatte con “audacia” e “senza paura”, come ci chiede Papa Francesco», in modo che la Chiesa si mostri oggi «attraverso il suo profilo ministeriale partecipativo» (n. 14). Dalla consultazione emerge la necessità di una presenza più capillare e incarnata della Chiesa in Amazzonia, affinché anche attraverso nuovi ministeri e servizi per i diversi agenti pastorali si possa rispondere ai compiti e alle responsabilità della comunità. Si rende necessario sostenere il clero indigeno e nativo del territorio e individuare compiti riconosciuti anche per le donne, che oggi in Amazzonia rivestono un ruolo centrale.

Il riferimento ai nuovi cammini, contenuto nel titolo stesso dell’Assemblea Speciale, suggerisce che il Sinodo, pur prendendo atto della situazione attuale attraverso un ascolto attento della realtà, non potrà accontentarsi di ripetere quanto è stato già detto. Nella luce dello Spirito Santo, il Sinodo Speciale del prossimo autunno dovrà con coraggio prospettare nuove strade, nuovi itinerari, nuovi percorsi, offrendo al Santo Padre delle proposte concrete su cui egli sarà chiamato a pronunciarsi. Non ci si potrà ovviamente aspettare che il Sinodo individui risposte su tutti i numerosi e gravi problemi che interessano il territorio amazzonico: esso dovrà, piuttosto, operare un discernimento su quelle che sono le principali urgenze del Popolo di Dio che vive in quella regione, suddiviso tra oltre cento circoscrizioni ecclesiastiche di dimensioni geografiche spesso enormi. Non occorre dunque avere paura, è necessario invece superare le resistenze. Occorre una Chiesa profetica, capace di dialogo, di incontro e anche di indignazione: non un’indignazione violenta, ma in grado – proprio come i profeti e Gesù nella Bibbia – di denunciare ciò che offende il Creatore e le sue creature. Del resto, la Chiesa Cattolica in America Latina, dopo il Concilio e le grandi Conferenze del Celam fino ad Aparecida, ha sempre dimostrato di avere un volto profetico, indicando cammini, illuminando le zone d’ombra e chinandosi sui bisogni degli uomini, evitando la rassegnazione e animando la speranza.

6. In conclusione

L'Amazzonia è veramente ‘sui generis’. Per questo essa esige di non appiattire la diversità in una rigida uniformità, perché quest’ultima non esprime il volto variegato della Chiesa edificata a immagine della Trinità.

Una tale biodiversità, ambientale e culturale, non esiste forse in altre regioni del pianeta. È dunque lì, inserendosi in quei popoli di differenti culture, etnie e lingue, che la Chiesa è chiamata a cercare e trovare nuovi cammini per attuare l’evangelizzazione e l’ecologia integrale.

Naturalmente, perché l'evangelizzazione sia anch’essa integrale, la Chiesa non può non illuminare la dimensione sociale della sua missione con la carità, la giustizia e la verità. “Dal cuore del Vangelo riconosciamo l’intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana, che deve necessariamente esprimersi e svilupparsi in tutta l’azione evangelizzatrice”, ricorda ancora il Santo Padre nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium (178).

La Chiesa in Amazzonia è chiamata pertanto a condividere il dolore del Popolo di Dio, a essere una Chiesa profetica e samaritana, e a testimoniare quotidianamente l'amore per Dio e per il prossimo.

 

+ Fabio Fabene

Sotto-Segretario del Sinodo dei Vescovi

I relatori del Seminario
I relatori del Seminario "verso una Chiesa dal volto amazzonico"